
Le missioni archeologiche italiane in Turchia
L’archeologia è uno strumento prezioso di diplomazia culturale e parte integrante della nostra strategia di cooperazione culturale a livello bilaterale. L’Italia contribuisce ogni anno al finanziamento di numerose missioni archeologiche nel mondo, la maggior parte delle quali concentrate nell’area mediorientale e nel Nord Africa. Per l’Italia, infatti, promuovere una sempre più stretta cooperazione culturale tra i Paesi del Mediterraneo significa incoraggiare il dialogo e favorire uno sviluppo sostenibile finalizzato al mantenimento della sicurezza e della pace. Si tratta di esperienze estremamente positive, che hanno visto una collaborazione molto intensa tra governi, università, ricercatori e imprese impegnate nel settore del restauro e della conservazione.
Da quasi settant’anni gli archeologi italiani scavano, restaurano e raccontano l’Anatolia, strato dopo strato: dal 1957, quando la prima missione arrivò a Hierapolis, fino alle 15 missioni che oggi lavorano sul campo dal Mar Nero al Mediterraneo, dall’Egeo all’Eufrate.
Hierapolis-Pamukkale (Denizli)
Università del Salento
Direzione scientifica italiana: Grazia Semeraro
Le rovine della città ellenistico-romana di Hierapolis, incluse dal 1988 nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, si conservano in uno straordinario contesto naturale caratterizzato da “cascate” di travertino bianco originate da fenomeni geotermici. La Missione Archeologica Italiana opera nel sito dal 1957 su concessione del Governo turco, adottando un approccio multidisciplinare e dedicandosi al restauro e alla valorizzazione dei numerosi monumenti appartenenti alle diverse fasi di occupazione, dall’epoca ellenistica al Medioevo. La Missione coinvolge diverse università italiane e turche e opera in collaborazione con il Museo e le autorità locali della provincia di Denizli. Sul piano della ricerca, recentemente sono proseguite le indagini stratigrafiche nel Santuario di Apollo e nel Ninfeo Monumentale, con particolare attenzione ai livelli più antichi e ai fenomeni sismici e geotermali che caratterizzano il sito, in continuità con i risultati ottenuti negli anni precedenti. La Missione è inoltre impegnata in ricerche nelle necropoli ellenistico-romana e frigia, nello studio sistematico dei materiali architettonici ed epigrafici conservati nei depositi, e in attività di conservazione e restauro. Si registra un avanzamento degli interventi sul Ninfeo Monumentale, sul Ploutonion, sul teatro e sulle aree monumentali già oggetto di precedenti restauri, operazioni accompagnate da un monitoraggio continuo e da interventi di manutenzione programmata. La Missione opera in stretta sinergia con università italiane e turche, il Museo di Hierapolis, l’Università di Pamukkale e le istituzioni locali, coinvolgendo archeologi, restauratori, architetti, geologi e numerose maestranze.
Tokalı Kilise – Göreme (Nevşehir)
Università degli Studi della Tuscia
Direzione scientifica italiana: Maria Andaloro
Il progetto di restauro, in corso dal 2006 nello scenario unico di Göreme (Nevşehir), in Cappadocia, sito UNESCO dal 1985, comprende le pitture di 110 chiese rupestri, esaminate attraverso studi storico-artistici e tecnico-scientifici. L’ambito della conservazione si concentra su interventi come quello attualmente in corso presso la Nuova Chiesa di Tokalı (in collaborazione con il Museo Archeologico e Centro di Restauro di Nevşehir). Questa chiesa, risalente all’incirca alla metà del X secolo, è considerata la “Cappella Sistina” della Cappadocia per le sue caratteristiche uniche e per le qualità artistiche, tecniche, materiche e iconografiche dei suoi dipinti. Il progetto di restauro della Tokalı Kilise si fonda sull’integrazione tra studi storico-artistici e analisi tecnico-scientifiche, promuovendo un dialogo interdisciplinare tra storici dell’arte, archeologi, architetti, restauratori, diagnostici, geologi, speleologi, agronomi, fotografi ed esperti di tecnologie applicate ai beni culturali. La conservazione è condotta tramite un cantiere interdisciplinare italo-turco, in collaborazione con il Museo Archeologico e il Laboratorio Regionale di Restauro di Nevşehir, con il supporto delle autorità locali. Il progetto mantiene una forte vocazione formativa, coinvolgendo studenti e restauratori italiani e turchi grazie ad accordi con università locali e configurandosi come straordinario laboratorio di alta formazione e trasferimento di competenze.
Arslantepe (Malatya)
Sapienza Università di Roma
Direzione scientifica italiana: Francesca Balossi Restelli
L’obiettivo primario della ricerca della Missione italiana è la ricostruzione della storia della piana di Malatya attraverso lo scavo del principale sito archeologico dell’area, Arslantepe, inserito nel suo contesto ambientale e regionale in un arco temporale che spazia dal Neolitico all’epoca bizantina. L’importanza storica del sito – scavato a partire dal 1961 da un’équipe di Sapienza Università di Roma – ne ha motivato l’inserimento nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO nel 2021. Il sito ha portato alla luce il più antico palazzo finora noto (fine del IV millennio a.C.). Si tratta di un monumento in mattoni crudi, con intonaci e pitture murali originali e pareti conservate per oltre due metri di altezza, lungo le quali è possibile camminare ancora oggi. Le ricerche più recenti si sono concentrate sulla ricostruzione dei livelli immediatamente precedenti lo sviluppo del palazzo; sull’indagine delle fasi post-ittite dell’insediamento (agli inizi del I millennio a.C.), quando l’antica Melid – citata nelle fonti ittite e assire – divenne per la prima volta un regno indipendente; e sullo scavo di una vasta necropoli bizantina, i cui centinaia di resti stanno fornendo informazioni importanti sulla popolazione dell’epoca. Il progetto è condotto in collaborazione con il Museo di Malatya, l’Università İnönü di Malatya e l’Università Hacettepe di Ankara, e con ricercatori, autorità e comunità locali, coinvolti sia nelle attività di scavo sia nella conservazione e divulgazione dei risultati, nell’ambito di un progetto integrato di sviluppo sostenibile.
Misis-Mopsuestia (Adana)
Università di Pisa e CNR-ISPC
Direzione scientifica italiana: Giovanni Salmeri e Anna Lucia D’Agata
Dal 2012 l’Università di Pisa e il CNR-ISPC conducono scavi archeologici sull’Höyük di Misis, nella pianura della Çukurova, nell’ambito di uno scavo del Museo Archeologico di Adana sostenuto dal Comune di Yüreğir. Le indagini hanno portato alla luce un sito plurifase che, dal Neolitico al Medioevo, ha svolto un ruolo centrale nelle dinamiche politiche ed economiche della regione: scalo commerciale sul fiume Ceyhan nell’Età del Ferro, santuario in epoca romana e nuovamente fortezza nel Medioevo. Asse centrale del programma della Missione è la valorizzazione del sito e la sua apertura al pubblico, con il completamento dell’area visitabile di circa 4.000 m² e il sostegno all’allestimento del museo dedicato al territorio della Çukurova, in stretta collaborazione con il Municipio di Yüreğir e il Museo Archeologico di Adana. Il sito è un laboratorio di ricerca interdisciplinare e un progetto di cooperazione culturale profondamente radicato nel territorio: la Missione porta avanti attività di documentazione topografica e digitale, analisi archeometriche, bioarcheologiche e archeobotaniche, nonché il consolidamento delle strutture murarie, particolarmente vulnerabili per la natura dei materiali impiegati.
Pompeiopolis (Kastamonu)
Università degli Studi di Firenze
Direzione scientifica italiana: Laura Buccino
Nell’antica Pompeiopolis di Paflagonia, sulla collina di Zımbıllı Tepe presso Taşköprü, un gruppo di ricerca dell’Università di Firenze, cofinanziato dal MAECI dal 2021, partecipa allo scavo condotto per conto del Ministero della Cultura e del Turismo dall’Università di Karabük, sotto la direzione di Mevlüt Eliüşük. Al centro delle indagini è una grande residenza di età imperiale, costruita circa 1.800 anni fa e trasformata nei secoli successivi: con la sua vasta estensione è considerata una delle ville romane più importanti finora rinvenute in Anatolia. La ricerca ha permesso di approfondire lo sviluppo dell’edilizia residenziale privata nella regione del Ponto in età imperiale e di seguirne le trasformazioni funzionali fino alla tarda antichità. Lo scavo, la catalogazione e lo studio dei materiali sono accompagnati da un articolato programma di conservazione, legato alla valorizzazione del sito, che ha come priorità il recupero e la salvaguardia degli splendidi mosaici pavimentali, a partire dal grande mosaico figurato del triclinio, insieme alle strutture murarie, agli intonaci e alle pavimentazioni, in stretta collaborazione con i restauratori turchi. La Missione opera in sinergia con l’Università di Karabük, la municipalità di Taşköprü e le istituzioni museali locali, coinvolgendo studenti di varie nazionalità nelle attività di scavo, documentazione e studio dei reperti.
Uşaklı Höyük (Yozgat)
Università di Pisa
Direzione scientifica italiana: Anacleto D’Agostino
Le ricerche sul sito, avviate nel 2008, hanno rivelato significative tracce di una lunga occupazione, iniziata alla fine dell’Antica Età del Bronzo e protrattasi fino al Medioevo. Il lavoro degli archeologi ha portato alla luce resti di edifici monumentali che, insieme a frammenti di tavolette con iscrizioni cuneiformi e a un vasto repertorio ceramico, indicano nel II millennio a.C. il periodo di massimo splendore dell’insediamento. Il grande tempio costruito in blocchi di granito e la struttura circolare in pietra – forse di natura rituale – avvalorano l’identificazione del sito con l’importante città sacra ittita di Zippalanda, centro di culto di una potente divinità della tempesta, sede di un santuario e di una residenza reale, nonché luogo citato in diverse festività a cui partecipava il sovrano. Le attività di scavo della Missione riguardano principalmente il tempio ittita e i suoi spazi esterni, al fine di chiarire l’organizzazione urbana, cultuale e simbolica dell’insediamento. Parallelamente viene portato avanti lo studio dei reperti, integrato da analisi archeobotaniche, archeozoologiche e paleoantropologiche, con il proseguimento delle attività di archeologia sperimentale legate alla preparazione e al consumo del cibo. La Missione opera congiuntamente con il Museo di Yozgat, l’Università Bozok e altre università turche e italiane, attraverso tirocini, cantieri-scuola, seminari e pubblicazioni condivise, favorendo lo scambio di competenze e la formazione avanzata di studenti e giovani ricercatori.
Tripolis ad Maeandrum (Denizli)
CNR – ISPC (Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale)
Direzione scientifica italiana: Tommaso Ismaelli
La Missione italiana di restauro ha consolidato e sviluppato attraverso interventi conservativi il ruolo del Ninfeo Monumentale di Tripolis (nella Turchia sudoccidentale) come fulcro identitario, culturale e turistico del sito. Il Ninfeo (risalente al II secolo d.C.) si configura come una fontana monumentale, che adornava il centro urbano con la sua facciata colonnata su tre piani, lunga 40 metri, e la ricca decorazione scultorea. Le attività della missione interessano la ricostruzione della facciata, con interventi mirati sulle edicole marmoree, sui colonnati e sulle trabeazioni, accompagnati da restauri lapidei condotti nel rispetto delle tecniche antiche e dei principi della conservazione. La Missione italiana conduce attività di monitoraggio strutturale e sismico, valorizzando le competenze del CNR-ISPC nel campo della conservazione preventiva del patrimonio archeologico. Accanto al cantiere di restauro, la Missione conduce inoltre attività di ricerca, studio e analisi dei materiali archeologici provenienti dal Ninfeo e dall’area circostante (ceramiche, metalli, monete e resti lignei), fondamentali per ricostruire le fasi di vita del monumento. Un ruolo centrale è svolto dalle tecnologie digitali, attraverso rilievi 3D, ricostruzioni grafiche 2D e 3D e strumenti di comunicazione scientifica e divulgativa. La Missione opera in stretta sinergia con lo scavo di Tripolis, condotto dall’Università di Pamukkale sotto la direzione di Bahadır Duman, con il Türk Tarih Kurumu e le istituzioni locali, promuovendo il trasferimento di competenze e la formazione sul campo di studenti e archeologi, anche mediante stage e tirocini specialistici.
Karkamış (Gaziantep)
Università di Bologna
Direzione scientifica italiana: Nicolò Marchetti
La Missione archeologica turco-italiana, attiva dal 2011 con la partecipazione delle Università di Istanbul e Gaziantep, ha condotto nelle ultime campagne indagini su un grande palazzo di epoca imperiale ittita (XIII secolo a.C.) sull’acropoli e su un edificio amministrativo nell’area del Palazzo Inferiore, ai piedi dell’acropoli; quest’ultimo ha restituito un archivio di oltre 500 cretule (sigillature in argilla) con impronte di sigilli di una cinquantina di funzionari della corte ittita. L’occupazione neo-assira ha restituito documenti storici di grande interesse relativi a un insediamento che, prima dell’improvvisa morte di Sargon II, era probabilmente destinato a fungere da capitale amministrativa della parte occidentale dell’impero. Dopo la contrazione a semplice villaggio in epoca achemenide, la rifondazione della città ellenistica di Europos segnò l’inizio di una nuova fase nella storia millenaria del sito. Le ricerche ne hanno consolidato il ruolo di riferimento internazionale per lo studio dell’urbanistica e della storia politica del Vicino Oriente tra Bronzo Tardo ed Età del Ferro; la mostra “Karkemish of the Hittites on the Euphrates”, allestita nel 2026 al Museo delle Civiltà Anatoliche di Ankara, ne ha presentato al pubblico le scoperte più recenti. Parallelamente allo scavo, la Missione svolge attività di restauro, documentazione e musealizzazione in situ, oltre alla manutenzione e all’ampliamento del Parco Archeologico di Karkamış, aperto nel 2019. Studenti e operatori turchi delle Università di Istanbul e Gaziantep e del Museo di Gaziantep affiancano il personale italiano nelle attività di scavo, rilievo, restauro e catalogazione.
Mersin-Yumuktepe
Università di Bari “Aldo Moro”
Direzione scientifica italiana: Giulio Palumbi
L’antico insediamento di Yumuktepe, situato nella moderna città di Mersin in Cilicia, racchiude nei suoi 25 metri di altezza una stratificazione di oltre 8000 anni, che spazia dal Neolitico al Medioevo. Oltre ad aver svolto un ruolo chiave nel VII millennio nella diffusione verso occidente dell’agricoltura, dell’allevamento e delle tecniche ceramiche, l’insediamento testimonia, nel V millennio, la costruzione della più antica cittadella fortificata del Mediterraneo, la prima metallurgia del rame della regione e pratiche di distribuzione e consumo collettivo di cibo all’interno di edifici monumentali. La Missione archeologica italiana, attiva dal 2002, ha rafforzato il ruolo del sito come laboratorio privilegiato per lo studio delle prime comunità preistoriche della Cilicia e come progetto di cooperazione culturale radicato nel contesto urbano e sociale di Mersin. Sul piano della ricerca vengono condotte analisi archeobotaniche, nonché indagini su reperti ceramici, metallici e campioni di DNA antico provenienti da resti umani, contribuendo a una ricostruzione di lungo periodo delle dinamiche insediative, tecnologiche e bio-culturali del sito. La Missione collabora con l’Università di Mersin nell’ambito del progetto Yumutechné, dedicato alla digitalizzazione, alla documentazione 3D e alla valorizzazione integrata del sito. In parallelo, il progetto Yumuktepe Arkeopark, sostenuto dalla municipalità locale, rappresenta uno strumento di archeologia pubblica, formazione per studenti e giovani ricercatori, e dialogo con le comunità, contribuendo alla tutela, alla fruizione sostenibile e alla piena integrazione di Yumuktepe nel panorama culturale e turistico della regione.
Ḫattuša–Boğazkale (Çorum)
Università degli Studi di Napoli Federico II
Direzione scientifica italiana: Leopoldo Repola
La missione a Ḫattuša, antica capitale ittita, sito UNESCO dal 1986, è condotta dal DISTAR (Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e delle Risorse) dell’Università di Napoli Federico II nell’ambito dello scavo di Boğazköy-Ḫattuša diretto da Andreas Schachner (DAI – Deutsches Archäologisches Institut, Istanbul), in collaborazione con il Ministero della Cultura e del Turismo turco, e annovera tra i propri obiettivi la digitalizzazione 3D, la gestione e l’analisi di dati geospaziali relativi a vaste aree del sito. Le attività di studio si concentrano sui rilievi rupestri geroglifici e su numerosi aspetti geoarcheologici e architettonici. Le attività hanno un approccio fortemente interdisciplinare, incentrato sull’integrazione tra analisi geo-archeologica, rilievo tridimensionale avanzato e sistemi informativi territoriali (GIS). Accanto alla ricerca, il programma della Missione attribuisce un ruolo centrale alla collaborazione, alla formazione e al partenariato. La Missione opera congiuntamente con gli specialisti tedeschi del DAI e con le università turche, in particolare l’Università di Istanbul (Metin Alparslan) e l’Università Hitit di Çorum, favorendo lo scambio di studenti e ricercatori e lo svolgimento di attività formative teorico-pratiche sulle tecnologie di digitalizzazione e sull’analisi dei dati geospaziali.
Türkmen-Karahöyük (Konya)
Università di Pavia
Direzione scientifica italiana: Lorenzo D’Alfonso
Il gruppo di ricerca dell’Università di Pavia, impegnato in precedenza, con l’ISAW della New York University, nelle ricerche a Porsuk-Zeyve Höyük (Niğde) e a Kınık Höyük, è oggi attivo a Türkmen-Karahöyük (Konya), uno dei siti più estesi dell’Anatolia preclassica. Dal 2025 Pavia partecipa, con l’ISAW, al Türkmen Karahöyük Archaeological Project, diretto da Michele Massa (Università Bilkent) e James Osborne (ISAC, Università di Chicago) con la co-direzione delle Università Çukurova e Bilecik e il sostegno dell’Università di Oxford e del British Institute at Ankara. Il sito, noto per l’iscrizione geroglifica luvia del Gran Re Hartapu, fu un centro di primo piano già nel II millennio a.C. e capitale di un regno regionale nell’VIII secolo a.C.; le indagini pavesi, avviate nel 2026, mirano a chiarire le dinamiche di trasformazione, continuità e resilienza dell’insediamento dopo la fine dell’impero ittita. Lo scavo è affiancato da prospezioni geofisiche, finalizzate alla ricostruzione tridimensionale delle strutture murarie e dei depositi, e dallo studio integrato dei materiali ceramici, archeobotanici e zooarcheologici. Studenti e giovani ricercatori turchi e internazionali sono coinvolti direttamente nelle attività di scavo, documentazione e analisi dei materiali, favorendo il trasferimento di competenze metodologiche avanzate.
Kültepe-Kaniş (Kayseri)
Università degli Studi di Milano
Direzione scientifica italiana: Luca Peyronel
Il Progetto Archeologico Italiano a Kültepe (PAIK) si inserisce nell’ambito di una collaborazione con lo scavo dell’Università di Ankara, diretto da Fikri Kulakoğlu, e con il Museo di Kayseri. Il sito di Kültepe è identificato con l’antica città di Kanesh/Nesha, capitale di un regno anatolico all’inizio del II millennio a.C., grazie al ritrovamento di decine di migliaia di tavolette cuneiformi che testimoniano un fiorente commercio di metalli e tessuti tra l’Assiria e l’Anatolia. Gli scavi della missione italiana, avviati nel 2019, riguardano un ampio settore della città di grande rilevanza per la presenza di edifici sacri e strutture pubbliche. La scoperta recente più significativa è costituita da un imponente edificio parzialmente seminterrato, risalente all’epoca del commercio assiro in Cappadocia (ca. 1830-1700 a.C.) e interpretato come struttura cerimoniale connessa all’area sacra. La porzione portata alla luce comprende due ambienti di stoccaggio, delimitati da muri in pietra che raggiungono i 4 metri di altezza, all’interno dei quali sono stati rinvenuti nove grandi contenitori per la conservazione – ciascuno con una capacità superiore ai duemila litri – oltre a decine di recipienti per la mensa e per libagioni e a due vasi decorati con elementi figurativi simbolici, tra cui un fregio raffigurante animali e scene di musica e danza.
Kınık Höyük (Niğde)
Università degli Studi di Firenze
Direzione scientifica italiana: Marina Pucci
Le ricerche a Kınık Höyük, nella Cappadocia meridionale, sono iniziate nel 2011 come progetto congiunto dell’Università di Pavia e dell’ISAW della New York University, con l’obiettivo di indagare gli insediamenti di epoca preclassica della regione. Dal 2022 l’Università di Firenze dirige lo scavo, in collaborazione con l’Università Dokuz Eylül di Smirne (co-direzione di Burak Yolaçan, responsabile dei livelli ellenistici e romani) e con il fondamentale supporto di Pavia e ISAW, che proseguono l’indagine dei livelli dell’Età del Ferro sull’acropoli. Sull’acropoli sono stati portati alla luce un grande santuario ellenistico con la sua piazza cultuale e aree dell’Età del Ferro a destinazione difensiva, abitativa e produttiva; gli scavi nella Città Bassa, oggi al centro delle ricerche fiorentine, attestano un’occupazione continua dal Bronzo Medio all’età romana e hanno rivelato la poderosa fortificazione dell’abitato inferiore. Le attività di documentazione topografica e digitale sostengono i progetti di restauro, musealizzazione e gestione dei materiali, parallelamente al consolidamento delle strutture difensive della cittadella. Accanto alla ricerca, la Missione porta avanti un’intensa attività di collaborazione, formazione e partenariato con università turche (Dokuz Eylül, Mardin Artuklu) e internazionali (Pavia, New York University), coinvolgendo studenti e giovani ricercatori in cantieri-scuola, laboratori e studi interdisciplinari, in sinergia con le istituzioni locali e il Museo Archeologico di Niğde.
Elaiussa Sebaste (Mersin)
ICA (Istituto Centrale per l’Archeologia)
Direzione scientifica italiana: Mirella Serlorenzi
Elaiussa Sebaste è un’antica città portuale situata sulla costa sud-orientale dell’Anatolia (Cilicia), al crocevia tra Oriente e Occidente. Fu abitata ininterrottamente dall’epoca ellenistica fino al primo periodo bizantino. Tra il 1995 e il 2022 il sito è stato oggetto di scavi e indagini, condotti da Sapienza Università di Roma, che hanno portato alla luce i principali monumenti dell’antica città (Teatro, Agorà, Terme, Tempio romano, Palazzo bizantino) e delineato le caratteristiche antropologiche e paleoambientali di questo sito. Attualmente l’ICA (Istituto Centrale per l’Archeologia) intende portare avanti, in collaborazione con il Ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica di Turchia e con lo scavo dell’Università di Kastamonu, diretto da Asena Kızılarslanoğlu, un nuovo progetto congiunto di valorizzazione e gestione sostenibile del sito.
Ortaköy-Šapinuwa (Çorum)
Sapienza Università di Roma
Direzione scientifica italiana: Rita Francia
Ortaköy-Šapinuwa, nella provincia di Çorum, è uno dei maggiori centri ittiti del XIV secolo a.C.: residenza reale e sede temporanea della corte, ha restituito uno dei più ricchi archivi cuneiformi dell’Anatolia, migliaia di tavolette che documentano l’amministrazione, il culto e la diplomazia del regno. Attiva dal 2024, la Missione della Sapienza prosegue e amplia nel 2026 le attività avviate nel biennio precedente, consolidando il ruolo del sito come snodo centrale per lo studio dell’urbanistica e dell’amministrazione ittita. La campagna 2026 prevede la prosecuzione dello scavo stratigrafico di un complesso architettonico di nuova individuazione, esteso per circa 2.500 m², caratterizzato da una planimetria articolata, robuste strutture murarie perimetrali e una successione di fasi costruttive: l’obiettivo è ricostruirne le sequenze edilizie, definirne la funzione e chiarirne il ruolo nel tessuto urbano di Šapinuwa, con l’impiego di metodologie avanzate di documentazione (GIS, fotogrammetria digitale, modelli 3D, matrici stratigrafiche). Parallelamente si rafforza lo studio dei materiali, con ricadute interpretative di scala regionale e comparativa, ponendo le basi per future strategie di tutela, conservazione e valorizzazione dell’area archeologica in accordo con le autorità competenti. Collaborazione e formazione sono un asse centrale del progetto: la cooperazione scientifica con la Hitit Üniversitesi di Çorum, titolare dello scavo di Ortaköy-Šapinuwa sotto la direzione di Önder İpek, formalizzata da un Memorandum of Understanding triennale e sostenuta da un Accordo Erasmus+, favorisce la mobilità di studenti, dottorandi e ricercatori, mentre la Missione svolge un ruolo attivo nel trasferimento di competenze metodologiche, nella formazione avanzata di giovani studiosi turchi e nel dialogo accademico italo-turco, rafforzando l’impatto scientifico, culturale e sociale della presenza italiana a Šapinuwa.