{"id":179,"date":"2023-05-01T08:01:56","date_gmt":"2023-05-01T06:01:56","guid":{"rendered":"https:\/\/ambankara.esteri.it\/?page_id=179"},"modified":"2026-10-05T11:26:31","modified_gmt":"2026-10-05T09:26:31","slug":"missioni-archeologiche","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/ambankara.esteri.it\/it\/italia-e-turchia\/diplomazia-culturale\/missioni-archeologiche\/","title":{"rendered":"Missioni archeologiche"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-216 img-fluid\" src=\"https:\/\/ambankara.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/teatro-di-Hierapolis.jpg\" alt=\"Teatro di Hierapolis\" width=\"700\" srcset=\"https:\/\/ambankara.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/teatro-di-Hierapolis.jpg 1140w, https:\/\/ambankara.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/teatro-di-Hierapolis-300x225.jpg 300w, https:\/\/ambankara.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/teatro-di-Hierapolis-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/ambankara.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/teatro-di-Hierapolis-768x576.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1140px) 100vw, 1140px\" \/><\/p>\n<p><strong>Le missioni archeologiche italiane in Turchia<\/strong><br \/>\nL\u2019archeologia \u00e8 uno strumento prezioso di diplomazia culturale e parte integrante della nostra strategia di cooperazione culturale a livello bilaterale. L\u2019Italia contribuisce ogni anno al finanziamento di numerose missioni archeologiche nel mondo, la maggior parte delle quali concentrate nell\u2019area mediorientale e nel Nord Africa. Per l\u2019Italia, infatti, promuovere una sempre pi\u00f9 stretta cooperazione culturale tra i Paesi del Mediterraneo significa incoraggiare il dialogo e favorire uno sviluppo sostenibile finalizzato al mantenimento della sicurezza e della pace. Si tratta di esperienze estremamente positive, che hanno visto una collaborazione molto intensa tra governi, universit\u00e0, ricercatori e imprese impegnate nel settore del restauro e della conservazione.<\/p>\n<p>Da quasi settant&#8217;anni gli archeologi italiani scavano, restaurano e raccontano l&#8217;Anatolia, strato dopo strato: dal 1957, quando la prima missione arriv\u00f2 a Hierapolis, fino alle 15 missioni che oggi lavorano sul campo dal Mar Nero al Mediterraneo, dall&#8217;Egeo all&#8217;Eufrate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Hierapolis-Pamukkale (Denizli)<\/strong><\/p>\n<p><em>Universit\u00e0 del Salento<\/em><\/p>\n<p>Direzione scientifica italiana: Grazia Semeraro<\/p>\n<p>Le rovine della citt\u00e0 ellenistico-romana di Hierapolis, incluse dal 1988 nella lista del Patrimonio Mondiale dell&#8217;UNESCO, si conservano in uno straordinario contesto naturale caratterizzato da &#8220;cascate&#8221; di travertino bianco originate da fenomeni geotermici. La Missione Archeologica Italiana opera nel sito dal 1957 su concessione del Governo turco, adottando un approccio multidisciplinare e dedicandosi al restauro e alla valorizzazione dei numerosi monumenti appartenenti alle diverse fasi di occupazione, dall&#8217;epoca ellenistica al Medioevo. La Missione coinvolge diverse universit\u00e0 italiane e turche e opera in collaborazione con il Museo e le autorit\u00e0 locali della provincia di Denizli. Sul piano della ricerca, recentemente sono proseguite le indagini stratigrafiche nel Santuario di Apollo e nel Ninfeo Monumentale, con particolare attenzione ai livelli pi\u00f9 antichi e ai fenomeni sismici e geotermali che caratterizzano il sito, in continuit\u00e0 con i risultati ottenuti negli anni precedenti. La Missione \u00e8 inoltre impegnata in ricerche nelle necropoli ellenistico-romana e frigia, nello studio sistematico dei materiali architettonici ed epigrafici conservati nei depositi, e in attivit\u00e0 di conservazione e restauro. Si registra un avanzamento degli interventi sul Ninfeo Monumentale, sul Ploutonion, sul teatro e sulle aree monumentali gi\u00e0 oggetto di precedenti restauri, operazioni accompagnate da un monitoraggio continuo e da interventi di manutenzione programmata. La Missione opera in stretta sinergia con universit\u00e0 italiane e turche, il Museo di Hierapolis, l&#8217;Universit\u00e0 di Pamukkale e le istituzioni locali, coinvolgendo archeologi, restauratori, architetti, geologi e numerose maestranze.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Tokal\u0131 Kilise \u2013 G\u00f6reme (Nev\u015fehir)<\/strong><\/p>\n<p><em>Universit\u00e0 degli Studi della Tuscia<\/em><\/p>\n<p>Direzione scientifica italiana: Maria Andaloro<\/p>\n<p>Il progetto di restauro, in corso dal 2006 nello scenario unico di G\u00f6reme (Nev\u015fehir), in Cappadocia, sito UNESCO dal 1985, comprende le pitture di 110 chiese rupestri, esaminate attraverso studi storico-artistici e tecnico-scientifici. L&#8217;ambito della conservazione si concentra su interventi come quello attualmente in corso presso la Nuova Chiesa di Tokal\u0131 (in collaborazione con il Museo Archeologico e Centro di Restauro di Nev\u015fehir). Questa chiesa, risalente all&#8217;incirca alla met\u00e0 del X secolo, \u00e8 considerata la &#8220;Cappella Sistina&#8221; della Cappadocia per le sue caratteristiche uniche e per le qualit\u00e0 artistiche, tecniche, materiche e iconografiche dei suoi dipinti. Il progetto di restauro della Tokal\u0131 Kilise si fonda sull&#8217;integrazione tra studi storico-artistici e analisi tecnico-scientifiche, promuovendo un dialogo interdisciplinare tra storici dell&#8217;arte, archeologi, architetti, restauratori, diagnostici, geologi, speleologi, agronomi, fotografi ed esperti di tecnologie applicate ai beni culturali. La conservazione \u00e8 condotta tramite un cantiere interdisciplinare italo-turco, in collaborazione con il Museo Archeologico e il Laboratorio Regionale di Restauro di Nev\u015fehir, con il supporto delle autorit\u00e0 locali. Il progetto mantiene una forte vocazione formativa, coinvolgendo studenti e restauratori italiani e turchi grazie ad accordi con universit\u00e0 locali e configurandosi come straordinario laboratorio di alta formazione e trasferimento di competenze.<\/p>\n<p><strong>Arslantepe (Malatya)<\/strong><\/p>\n<p><em>Sapienza Universit\u00e0 di Roma<\/em><\/p>\n<p>Direzione scientifica italiana: Francesca Balossi Restelli<\/p>\n<p>L&#8217;obiettivo primario della ricerca della Missione italiana \u00e8 la ricostruzione della storia della piana di Malatya attraverso lo scavo del principale sito archeologico dell&#8217;area, Arslantepe, inserito nel suo contesto ambientale e regionale in un arco temporale che spazia dal Neolitico all&#8217;epoca bizantina. L&#8217;importanza storica del sito \u2013 scavato a partire dal 1961 da un&#8217;\u00e9quipe di Sapienza Universit\u00e0 di Roma \u2013 ne ha motivato l&#8217;inserimento nella Lista del Patrimonio Mondiale dell&#8217;UNESCO nel 2021. Il sito ha portato alla luce il pi\u00f9 antico palazzo finora noto (fine del IV millennio a.C.). Si tratta di un monumento in mattoni crudi, con intonaci e pitture murali originali e pareti conservate per oltre due metri di altezza, lungo le quali \u00e8 possibile camminare ancora oggi. Le ricerche pi\u00f9 recenti si sono concentrate sulla ricostruzione dei livelli immediatamente precedenti lo sviluppo del palazzo; sull&#8217;indagine delle fasi post-ittite dell&#8217;insediamento (agli inizi del I millennio a.C.), quando l&#8217;antica Melid \u2013 citata nelle fonti ittite e assire \u2013 divenne per la prima volta un regno indipendente; e sullo scavo di una vasta necropoli bizantina, i cui centinaia di resti stanno fornendo informazioni importanti sulla popolazione dell&#8217;epoca. Il progetto \u00e8 condotto in collaborazione con il Museo di Malatya, l&#8217;Universit\u00e0 \u0130n\u00f6n\u00fc di Malatya e l&#8217;Universit\u00e0 Hacettepe di Ankara, e con ricercatori, autorit\u00e0 e comunit\u00e0 locali, coinvolti sia nelle attivit\u00e0 di scavo sia nella conservazione e divulgazione dei risultati, nell&#8217;ambito di un progetto integrato di sviluppo sostenibile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Misis-Mopsuestia (Adana)<\/strong><\/p>\n<p><em>Universit\u00e0 di Pisa e CNR-ISPC<\/em><\/p>\n<p>Direzione scientifica italiana: Giovanni Salmeri e Anna Lucia D&#8217;Agata<\/p>\n<p>Dal 2012 l&#8217;Universit\u00e0 di Pisa e il CNR-ISPC conducono scavi archeologici sull&#8217;H\u00f6y\u00fck di Misis, nella pianura della \u00c7ukurova, nell&#8217;ambito di uno scavo del Museo Archeologico di Adana sostenuto dal Comune di Y\u00fcre\u011fir. Le indagini hanno portato alla luce un sito plurifase che, dal Neolitico al Medioevo, ha svolto un ruolo centrale nelle dinamiche politiche ed economiche della regione: scalo commerciale sul fiume Ceyhan nell&#8217;Et\u00e0 del Ferro, santuario in epoca romana e nuovamente fortezza nel Medioevo. Asse centrale del programma della Missione \u00e8 la valorizzazione del sito e la sua apertura al pubblico, con il completamento dell&#8217;area visitabile di circa 4.000 m\u00b2 e il sostegno all&#8217;allestimento del museo dedicato al territorio della \u00c7ukurova, in stretta collaborazione con il Municipio di Y\u00fcre\u011fir e il Museo Archeologico di Adana. Il sito \u00e8 un laboratorio di ricerca interdisciplinare e un progetto di cooperazione culturale profondamente radicato nel territorio: la Missione porta avanti attivit\u00e0 di documentazione topografica e digitale, analisi archeometriche, bioarcheologiche e archeobotaniche, nonch\u00e9 il consolidamento delle strutture murarie, particolarmente vulnerabili per la natura dei materiali impiegati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Pompeiopolis (Kastamonu)<\/strong><\/p>\n<p><em>Universit\u00e0 degli Studi di Firenze<\/em><\/p>\n<p>Direzione scientifica italiana: Laura Buccino<\/p>\n<p>Nell&#8217;antica Pompeiopolis di Paflagonia, sulla collina di Z\u0131mb\u0131ll\u0131 Tepe presso Ta\u015fk\u00f6pr\u00fc, un gruppo di ricerca dell&#8217;Universit\u00e0 di Firenze, cofinanziato dal MAECI dal 2021, partecipa allo scavo condotto per conto del Ministero della Cultura e del Turismo dall&#8217;Universit\u00e0 di Karab\u00fck, sotto la direzione di Mevl\u00fct Eli\u00fc\u015f\u00fck. Al centro delle indagini \u00e8 una grande residenza di et\u00e0 imperiale, costruita circa 1.800 anni fa e trasformata nei secoli successivi: con la sua vasta estensione \u00e8 considerata una delle ville romane pi\u00f9 importanti finora rinvenute in Anatolia. La ricerca ha permesso di approfondire lo sviluppo dell&#8217;edilizia residenziale privata nella regione del Ponto in et\u00e0 imperiale e di seguirne le trasformazioni funzionali fino alla tarda antichit\u00e0. Lo scavo, la catalogazione e lo studio dei materiali sono accompagnati da un articolato programma di conservazione, legato alla valorizzazione del sito, che ha come priorit\u00e0 il recupero e la salvaguardia degli splendidi mosaici pavimentali, a partire dal grande mosaico figurato del triclinio, insieme alle strutture murarie, agli intonaci e alle pavimentazioni, in stretta collaborazione con i restauratori turchi. La Missione opera in sinergia con l&#8217;Universit\u00e0 di Karab\u00fck, la municipalit\u00e0 di Ta\u015fk\u00f6pr\u00fc e le istituzioni museali locali, coinvolgendo studenti di varie nazionalit\u00e0 nelle attivit\u00e0 di scavo, documentazione e studio dei reperti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>U\u015fakl\u0131 H\u00f6y\u00fck (Yozgat)<\/strong><\/p>\n<p><em>Universit\u00e0 di Pisa<\/em><\/p>\n<p>Direzione scientifica italiana: Anacleto D&#8217;Agostino<\/p>\n<p>Le ricerche sul sito, avviate nel 2008, hanno rivelato significative tracce di una lunga occupazione, iniziata alla fine dell&#8217;Antica Et\u00e0 del Bronzo e protrattasi fino al Medioevo. Il lavoro degli archeologi ha portato alla luce resti di edifici monumentali che, insieme a frammenti di tavolette con iscrizioni cuneiformi e a un vasto repertorio ceramico, indicano nel II millennio a.C. il periodo di massimo splendore dell&#8217;insediamento. Il grande tempio costruito in blocchi di granito e la struttura circolare in pietra \u2013 forse di natura rituale \u2013 avvalorano l&#8217;identificazione del sito con l&#8217;importante citt\u00e0 sacra ittita di Zippalanda, centro di culto di una potente divinit\u00e0 della tempesta, sede di un santuario e di una residenza reale, nonch\u00e9 luogo citato in diverse festivit\u00e0 a cui partecipava il sovrano. Le attivit\u00e0 di scavo della Missione riguardano principalmente il tempio ittita e i suoi spazi esterni, al fine di chiarire l&#8217;organizzazione urbana, cultuale e simbolica dell&#8217;insediamento. Parallelamente viene portato avanti lo studio dei reperti, integrato da analisi archeobotaniche, archeozoologiche e paleoantropologiche, con il proseguimento delle attivit\u00e0 di archeologia sperimentale legate alla preparazione e al consumo del cibo. La Missione opera congiuntamente con il Museo di Yozgat, l&#8217;Universit\u00e0 Bozok e altre universit\u00e0 turche e italiane, attraverso tirocini, cantieri-scuola, seminari e pubblicazioni condivise, favorendo lo scambio di competenze e la formazione avanzata di studenti e giovani ricercatori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Tripolis ad Maeandrum (Denizli)<\/strong><\/p>\n<p><em>CNR \u2013 ISPC (Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale)<\/em><\/p>\n<p>Direzione scientifica italiana: Tommaso Ismaelli<\/p>\n<p>La Missione italiana di restauro ha consolidato e sviluppato attraverso interventi conservativi il ruolo del Ninfeo Monumentale di Tripolis (nella Turchia sudoccidentale) come fulcro identitario, culturale e turistico del sito. Il Ninfeo (risalente al II secolo d.C.) si configura come una fontana monumentale, che adornava il centro urbano con la sua facciata colonnata su tre piani, lunga 40 metri, e la ricca decorazione scultorea. Le attivit\u00e0 della missione interessano la ricostruzione della facciata, con interventi mirati sulle edicole marmoree, sui colonnati e sulle trabeazioni, accompagnati da restauri lapidei condotti nel rispetto delle tecniche antiche e dei principi della conservazione. La Missione italiana conduce attivit\u00e0 di monitoraggio strutturale e sismico, valorizzando le competenze del CNR-ISPC nel campo della conservazione preventiva del patrimonio archeologico. Accanto al cantiere di restauro, la Missione conduce inoltre attivit\u00e0 di ricerca, studio e analisi dei materiali archeologici provenienti dal Ninfeo e dall&#8217;area circostante (ceramiche, metalli, monete e resti lignei), fondamentali per ricostruire le fasi di vita del monumento. Un ruolo centrale \u00e8 svolto dalle tecnologie digitali, attraverso rilievi 3D, ricostruzioni grafiche 2D e 3D e strumenti di comunicazione scientifica e divulgativa. La Missione opera in stretta sinergia con lo scavo di Tripolis, condotto dall&#8217;Universit\u00e0 di Pamukkale sotto la direzione di Bahad\u0131r Duman, con il T\u00fcrk Tarih Kurumu e le istituzioni locali, promuovendo il trasferimento di competenze e la formazione sul campo di studenti e archeologi, anche mediante stage e tirocini specialistici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Karkam\u0131\u015f (Gaziantep)<\/strong><\/p>\n<p><em>Universit\u00e0 di Bologna<\/em><\/p>\n<p>Direzione scientifica italiana: Nicol\u00f2 Marchetti<\/p>\n<p>La Missione archeologica turco-italiana, attiva dal 2011 con la partecipazione delle Universit\u00e0 di Istanbul e Gaziantep, ha condotto nelle ultime campagne indagini su un grande palazzo di epoca imperiale ittita (XIII secolo a.C.) sull&#8217;acropoli e su un edificio amministrativo nell&#8217;area del Palazzo Inferiore, ai piedi dell&#8217;acropoli; quest&#8217;ultimo ha restituito un archivio di oltre 500 cretule (sigillature in argilla) con impronte di sigilli di una cinquantina di funzionari della corte ittita. L&#8217;occupazione neo-assira ha restituito documenti storici di grande interesse relativi a un insediamento che, prima dell&#8217;improvvisa morte di Sargon II, era probabilmente destinato a fungere da capitale amministrativa della parte occidentale dell&#8217;impero. Dopo la contrazione a semplice villaggio in epoca achemenide, la rifondazione della citt\u00e0 ellenistica di Europos segn\u00f2 l&#8217;inizio di una nuova fase nella storia millenaria del sito. Le ricerche ne hanno consolidato il ruolo di riferimento internazionale per lo studio dell&#8217;urbanistica e della storia politica del Vicino Oriente tra Bronzo Tardo ed Et\u00e0 del Ferro; la mostra \u201cKarkemish of the Hittites on the Euphrates\u201d, allestita nel 2026 al Museo delle Civilt\u00e0 Anatoliche di Ankara, ne ha presentato al pubblico le scoperte pi\u00f9 recenti. Parallelamente allo scavo, la Missione svolge attivit\u00e0 di restauro, documentazione e musealizzazione in situ, oltre alla manutenzione e all&#8217;ampliamento del Parco Archeologico di Karkam\u0131\u015f, aperto nel 2019. Studenti e operatori turchi delle Universit\u00e0 di Istanbul e Gaziantep e del Museo di Gaziantep affiancano il personale italiano nelle attivit\u00e0 di scavo, rilievo, restauro e catalogazione.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Mersin-Yumuktepe<\/strong><\/p>\n<p><em>Universit\u00e0 di Bari \u201cAldo Moro\u201d<\/em><\/p>\n<p>Direzione scientifica italiana: Giulio Palumbi<\/p>\n<p>L&#8217;antico insediamento di Yumuktepe, situato nella moderna citt\u00e0 di Mersin in Cilicia, racchiude nei suoi 25 metri di altezza una stratificazione di oltre 8000 anni, che spazia dal Neolitico al Medioevo. Oltre ad aver svolto un ruolo chiave nel VII millennio nella diffusione verso occidente dell&#8217;agricoltura, dell&#8217;allevamento e delle tecniche ceramiche, l&#8217;insediamento testimonia, nel V millennio, la costruzione della pi\u00f9 antica cittadella fortificata del Mediterraneo, la prima metallurgia del rame della regione e pratiche di distribuzione e consumo collettivo di cibo all&#8217;interno di edifici monumentali. La Missione archeologica italiana, attiva dal 2002, ha rafforzato il ruolo del sito come laboratorio privilegiato per lo studio delle prime comunit\u00e0 preistoriche della Cilicia e come progetto di cooperazione culturale radicato nel contesto urbano e sociale di Mersin. Sul piano della ricerca vengono condotte analisi archeobotaniche, nonch\u00e9 indagini su reperti ceramici, metallici e campioni di DNA antico provenienti da resti umani, contribuendo a una ricostruzione di lungo periodo delle dinamiche insediative, tecnologiche e bio-culturali del sito. La Missione collabora con l&#8217;Universit\u00e0 di Mersin nell&#8217;ambito del progetto Yumutechn\u00e9, dedicato alla digitalizzazione, alla documentazione 3D e alla valorizzazione integrata del sito. In parallelo, il progetto Yumuktepe Arkeopark, sostenuto dalla municipalit\u00e0 locale, rappresenta uno strumento di archeologia pubblica, formazione per studenti e giovani ricercatori, e dialogo con le comunit\u00e0, contribuendo alla tutela, alla fruizione sostenibile e alla piena integrazione di Yumuktepe nel panorama culturale e turistico della regione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u1e2aattu\u0161a\u2013Bo\u011fazkale (\u00c7orum)<\/strong><\/p>\n<p><em>Universit\u00e0 degli Studi di Napoli Federico II<\/em><\/p>\n<p>Direzione scientifica italiana: Leopoldo Repola<\/p>\n<p>La missione a \u1e2aattu\u0161a, antica capitale ittita, sito UNESCO dal 1986, \u00e8 condotta dal DISTAR (Dipartimento di Scienze della Terra, dell&#8217;Ambiente e delle Risorse) dell&#8217;Universit\u00e0 di Napoli Federico II nell&#8217;ambito dello scavo di Bo\u011fazk\u00f6y-\u1e2aattu\u0161a diretto da Andreas Schachner (DAI \u2013 Deutsches Arch\u00e4ologisches Institut, Istanbul), in collaborazione con il Ministero della Cultura e del Turismo turco, e annovera tra i propri obiettivi la digitalizzazione 3D, la gestione e l&#8217;analisi di dati geospaziali relativi a vaste aree del sito. Le attivit\u00e0 di studio si concentrano sui rilievi rupestri geroglifici e su numerosi aspetti geoarcheologici e architettonici. Le attivit\u00e0 hanno un approccio fortemente interdisciplinare, incentrato sull&#8217;integrazione tra analisi geo-archeologica, rilievo tridimensionale avanzato e sistemi informativi territoriali (GIS). Accanto alla ricerca, il programma della Missione attribuisce un ruolo centrale alla collaborazione, alla formazione e al partenariato. La Missione opera congiuntamente con gli specialisti tedeschi del DAI e con le universit\u00e0 turche, in particolare l&#8217;Universit\u00e0 di Istanbul (Metin Alparslan) e l&#8217;Universit\u00e0 Hitit di \u00c7orum, favorendo lo scambio di studenti e ricercatori e lo svolgimento di attivit\u00e0 formative teorico-pratiche sulle tecnologie di digitalizzazione e sull&#8217;analisi dei dati geospaziali.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>T\u00fcrkmen-Karah\u00f6y\u00fck (Konya)<\/strong><\/p>\n<p><em>Universit\u00e0 di Pavia<\/em><\/p>\n<p>Direzione scientifica italiana: Lorenzo D&#8217;Alfonso<\/p>\n<p>Il gruppo di ricerca dell&#8217;Universit\u00e0 di Pavia, impegnato in precedenza, con l&#8217;ISAW della New York University, nelle ricerche a Porsuk-Zeyve H\u00f6y\u00fck (Ni\u011fde) e a K\u0131n\u0131k H\u00f6y\u00fck, \u00e8 oggi attivo a T\u00fcrkmen-Karah\u00f6y\u00fck (Konya), uno dei siti pi\u00f9 estesi dell&#8217;Anatolia preclassica. Dal 2025 Pavia partecipa, con l&#8217;ISAW, al T\u00fcrkmen Karah\u00f6y\u00fck Archaeological Project, diretto da Michele Massa (Universit\u00e0 Bilkent) e James Osborne (ISAC, Universit\u00e0 di Chicago) con la co-direzione delle Universit\u00e0 \u00c7ukurova e Bilecik e il sostegno dell&#8217;Universit\u00e0 di Oxford e del British Institute at Ankara. Il sito, noto per l&#8217;iscrizione geroglifica luvia del Gran Re Hartapu, fu un centro di primo piano gi\u00e0 nel II millennio a.C. e capitale di un regno regionale nell&#8217;VIII secolo a.C.; le indagini pavesi, avviate nel 2026, mirano a chiarire le dinamiche di trasformazione, continuit\u00e0 e resilienza dell&#8217;insediamento dopo la fine dell&#8217;impero ittita. Lo scavo \u00e8 affiancato da prospezioni geofisiche, finalizzate alla ricostruzione tridimensionale delle strutture murarie e dei depositi, e dallo studio integrato dei materiali ceramici, archeobotanici e zooarcheologici. Studenti e giovani ricercatori turchi e internazionali sono coinvolti direttamente nelle attivit\u00e0 di scavo, documentazione e analisi dei materiali, favorendo il trasferimento di competenze metodologiche avanzate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>K\u00fcltepe-Kani\u015f (Kayseri)<\/strong><\/p>\n<p><em>Universit\u00e0 degli Studi di Milano<\/em><\/p>\n<p>Direzione scientifica italiana: Luca Peyronel<\/p>\n<p>Il Progetto Archeologico Italiano a K\u00fcltepe (PAIK) si inserisce nell&#8217;ambito di una collaborazione con lo scavo dell&#8217;Universit\u00e0 di Ankara, diretto da Fikri Kulako\u011flu, e con il Museo di Kayseri. Il sito di K\u00fcltepe \u00e8 identificato con l&#8217;antica citt\u00e0 di Kanesh\/Nesha, capitale di un regno anatolico all&#8217;inizio del II millennio a.C., grazie al ritrovamento di decine di migliaia di tavolette cuneiformi che testimoniano un fiorente commercio di metalli e tessuti tra l&#8217;Assiria e l&#8217;Anatolia. Gli scavi della missione italiana, avviati nel 2019, riguardano un ampio settore della citt\u00e0 di grande rilevanza per la presenza di edifici sacri e strutture pubbliche. La scoperta recente pi\u00f9 significativa \u00e8 costituita da un imponente edificio parzialmente seminterrato, risalente all&#8217;epoca del commercio assiro in Cappadocia (ca. 1830-1700 a.C.) e interpretato come struttura cerimoniale connessa all&#8217;area sacra. La porzione portata alla luce comprende due ambienti di stoccaggio, delimitati da muri in pietra che raggiungono i 4 metri di altezza, all&#8217;interno dei quali sono stati rinvenuti nove grandi contenitori per la conservazione \u2013 ciascuno con una capacit\u00e0 superiore ai duemila litri \u2013 oltre a decine di recipienti per la mensa e per libagioni e a due vasi decorati con elementi figurativi simbolici, tra cui un fregio raffigurante animali e scene di musica e danza.<\/p>\n<p><strong>K\u0131n\u0131k H\u00f6y\u00fck (Ni\u011fde)<\/strong><\/p>\n<p><em>Universit\u00e0 degli Studi di Firenze<\/em><\/p>\n<p>Direzione scientifica italiana: Marina Pucci<\/p>\n<p>Le ricerche a K\u0131n\u0131k H\u00f6y\u00fck, nella Cappadocia meridionale, sono iniziate nel 2011 come progetto congiunto dell&#8217;Universit\u00e0 di Pavia e dell&#8217;ISAW della New York University, con l&#8217;obiettivo di indagare gli insediamenti di epoca preclassica della regione. Dal 2022 l&#8217;Universit\u00e0 di Firenze dirige lo scavo, in collaborazione con l&#8217;Universit\u00e0 Dokuz Eyl\u00fcl di Smirne (co-direzione di Burak Yola\u00e7an, responsabile dei livelli ellenistici e romani) e con il fondamentale supporto di Pavia e ISAW, che proseguono l&#8217;indagine dei livelli dell&#8217;Et\u00e0 del Ferro sull&#8217;acropoli. Sull&#8217;acropoli sono stati portati alla luce un grande santuario ellenistico con la sua piazza cultuale e aree dell&#8217;Et\u00e0 del Ferro a destinazione difensiva, abitativa e produttiva; gli scavi nella Citt\u00e0 Bassa, oggi al centro delle ricerche fiorentine, attestano un&#8217;occupazione continua dal Bronzo Medio all&#8217;et\u00e0 romana e hanno rivelato la poderosa fortificazione dell&#8217;abitato inferiore. Le attivit\u00e0 di documentazione topografica e digitale sostengono i progetti di restauro, musealizzazione e gestione dei materiali, parallelamente al consolidamento delle strutture difensive della cittadella. Accanto alla ricerca, la Missione porta avanti un&#8217;intensa attivit\u00e0 di collaborazione, formazione e partenariato con universit\u00e0 turche (Dokuz Eyl\u00fcl, Mardin Artuklu) e internazionali (Pavia, New York University), coinvolgendo studenti e giovani ricercatori in cantieri-scuola, laboratori e studi interdisciplinari, in sinergia con le istituzioni locali e il Museo Archeologico di Ni\u011fde.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Elaiussa Sebaste (Mersin)<\/strong><\/p>\n<p><em>ICA (Istituto Centrale per l&#8217;Archeologia)<\/em><\/p>\n<p>Direzione scientifica italiana: Mirella Serlorenzi<\/p>\n<p>Elaiussa Sebaste \u00e8 un&#8217;antica citt\u00e0 portuale situata sulla costa sud-orientale dell&#8217;Anatolia (Cilicia), al crocevia tra Oriente e Occidente. Fu abitata ininterrottamente dall&#8217;epoca ellenistica fino al primo periodo bizantino. Tra il 1995 e il 2022 il sito \u00e8 stato oggetto di scavi e indagini, condotti da Sapienza Universit\u00e0 di Roma, che hanno portato alla luce i principali monumenti dell&#8217;antica citt\u00e0 (Teatro, Agor\u00e0, Terme, Tempio romano, Palazzo bizantino) e delineato le caratteristiche antropologiche e paleoambientali di questo sito. Attualmente l&#8217;ICA (Istituto Centrale per l&#8217;Archeologia) intende portare avanti, in collaborazione con il Ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica di Turchia e con lo scavo dell&#8217;Universit\u00e0 di Kastamonu, diretto da Asena K\u0131z\u0131larslano\u011flu, un nuovo progetto congiunto di valorizzazione e gestione sostenibile del sito.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Ortak\u00f6y-\u0160apinuwa (\u00c7orum)<\/strong><\/p>\n<p><em>Sapienza Universit\u00e0 di Roma<\/em><\/p>\n<p>Direzione scientifica italiana: Rita Francia<\/p>\n<p>Ortak\u00f6y-\u0160apinuwa, nella provincia di \u00c7orum, \u00e8 uno dei maggiori centri ittiti del XIV secolo a.C.: residenza reale e sede temporanea della corte, ha restituito uno dei pi\u00f9 ricchi archivi cuneiformi dell&#8217;Anatolia, migliaia di tavolette che documentano l&#8217;amministrazione, il culto e la diplomazia del regno. Attiva dal 2024, la Missione della Sapienza prosegue e amplia nel 2026 le attivit\u00e0 avviate nel biennio precedente, consolidando il ruolo del sito come snodo centrale per lo studio dell&#8217;urbanistica e dell&#8217;amministrazione ittita. La campagna 2026 prevede la prosecuzione dello scavo stratigrafico di un complesso architettonico di nuova individuazione, esteso per circa 2.500 m\u00b2, caratterizzato da una planimetria articolata, robuste strutture murarie perimetrali e una successione di fasi costruttive: l&#8217;obiettivo \u00e8 ricostruirne le sequenze edilizie, definirne la funzione e chiarirne il ruolo nel tessuto urbano di \u0160apinuwa, con l&#8217;impiego di metodologie avanzate di documentazione (GIS, fotogrammetria digitale, modelli 3D, matrici stratigrafiche). Parallelamente si rafforza lo studio dei materiali, con ricadute interpretative di scala regionale e comparativa, ponendo le basi per future strategie di tutela, conservazione e valorizzazione dell&#8217;area archeologica in accordo con le autorit\u00e0 competenti. Collaborazione e formazione sono un asse centrale del progetto: la cooperazione scientifica con la Hitit \u00dcniversitesi di \u00c7orum, titolare dello scavo di Ortak\u00f6y-\u0160apinuwa sotto la direzione di \u00d6nder \u0130pek, formalizzata da un Memorandum of Understanding triennale e sostenuta da un Accordo Erasmus+, favorisce la mobilit\u00e0 di studenti, dottorandi e ricercatori, mentre la Missione svolge un ruolo attivo nel trasferimento di competenze metodologiche, nella formazione avanzata di giovani studiosi turchi e nel dialogo accademico italo-turco, rafforzando l&#8217;impatto scientifico, culturale e sociale della presenza italiana a \u0160apinuwa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Le missioni archeologiche italiane in Turchia L\u2019archeologia \u00e8 uno strumento prezioso di diplomazia culturale e parte integrante della nostra strategia di cooperazione culturale a livello bilaterale. 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